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Formation Aerobatic Championship 2017 ed intervista al Pioneer Team

L’evento è stato ospitato presso l’aeroporto Zhengzhou Shangjie, nella provincia di Henan, regione centrale della Cina. Un aeroporto considerato “minore” anche se con una pista lunga 2 Km e strutture moderne, tra le quali spicca l’hangar della Mooney Airplane Company dove vengono riassemblati gli aeroplani prodotti a Kerrville, Texas, ed una scuola di volo che impiega svariati Shijiazhuang Y-5B, in pratica un aggiornamento dei vetusti Antonov An-2 “Colt” con nuovo motore e nuova avionica.

Nonostante il sonno perso durante il trasferimento in treno notturno e la temperatura della giornata, mi sembra di essere tornato nella mia Sicilia in pieno agosto!

E’ impossibile non notare i cartelli e le locandine che pubblicizzano l’evento, quando di colpo mi rianimo sentendo un rombo sordo e grintoso riempire l’aria, alzo lo sguardo e conto uno, due tre… sei yak, del team The Yakovlevs, che in attesa della clearance per esibirsi sul cielo campo volteggiano in formazione stretta sulla città, richiamando l’attenzione della gente con i loro fumi. Ne giorni successivi questo team ha dimostrato, oltre ad un’ottima padronanza del volo in formazione, un vero talento nello skywriting, scrivendo in cielo “Zhengzhou Air Show 2017”.

La stessa bravura è stata dimostrata da un solista dei Global Stars che ogni giorno ha disegnato in cielo uno smile “orientale”.

L’accesso al sito non è stato dei più semplici, date le imponenti misure di sicurezza è stato difficile convincere la polizia locale che non avevo il ticket d’ingresso poiché dovevo ritirare il pass per l’area stampa… La faccenda si è risolta in una ventina di minuti, giusto in tempo per vedere il Pioneer Team disegnare il tricolore nei cieli di Zhengzhou. Una volta dentro tutto è estremamente simile agli airshow più occidentali, una quantità notevole di stand e bancarelle di ogni tipo che vendevano dalla frutta fresca fino ai droni.

Andando verso l’area stampa e VIP mi imbatto in un Curtiss P-40B “Warhawk” e naturalmente non perdo occasione per salirci. Stranamente non faccio alcuna fila, si direbbe che a nessun cinese vada di spendere circa un paio di euro per salire,..beh, meglio per me!

Il velivolo presenta la classica “sharkmouth” sul muso e la tigre volante disegnata dagli studi di Walt Disney,che ne fanno i segni distintivi delle famose “Flying Tigers” dell’American Volunteer Group che nel 1942 combattè contro i Giapponesi in Cina. In particolare il numero 68 riproduce l’aereo pilotato da Arvid Olson. L’accesso al cockpit è piuttosto semplice, una volta sprofondato dentro si ha la sensazione di andare indietro nel tempo, viene quasi istintivo controllare che nessun caccia giapponese arrivi da ore 6! Questo nonostante i pannelli della strumentazione siano incompleti e le lancette di alcuni indicatori siano solo dipinte(!)…e guardando bene anche le kill marks ed il simbolo del 3° Pursuit Squadron degli “Hell’s Angels” sono adesivi, neanche di ottima qualità.

Prima di ritirare l’agognato pass ammiro i due CAP-10B dei Captens,una coppia affiatata nella vita ed in aria: già durante il rullaggio Marianne ed Adam Shaw danno l’impressione di essere un solo unico aereo, volando a pochissimi metri di distanza l’uno dall’altro ed evoluendo in perfetto sincronismo.

Ritirato il pass, incontro il Pioneer Team reduce dalla sua esibizione che è stata caratterizzata, oltre che dai fumi tricolori, da spettacolari effetti pirotecnici. Dopo un rapido debriefing, Silvia Rappo – team manager del Pioneer Team – mi ha concesso un’intervista:

Come è organizzato il team? Quali sono i componenti ? Quando è nato?
Il team è nato 12 anni fa, nel 2005, ed è composto da quattro elementi più un alternato:

  • il Leader è Corrado Rusalen, avente all’attivo circa 8000 ore di volo dal 1992, che oltre ad essere il leader e socio fondatore del Pioneer Team è anche l’anima di Alpi Aviation, che i Pioneer li fabbrica.
  • Left Wing Silvia Rappo, di Pordenone, che dopo un’esperienza da wingwalker ha preferito prendere i comandi dal 2004 totalizzando circa 1200 ore di volo, è inoltre il team manager della formazione.
  • Right Wing Marco Savini, di Venezia, con 1500 ore di volo dal 1992, alternato a Sandro Nicosanti, di Roma, che ha al suo attivo 2200 ore di volo dal 1995.
  • Slot il Com.te Alberto Biagetti, che dal 1973 ha accumulato più di 13000 ore di volo, sulla linea volo AM prima (MB326, G91, F104) , e su MD80 e Boeing 747 poi.

In cosa si differenzia Il P300 utilizzato dal team rispetto ad un P300 di “serie”?
Il team è nato con i Pioneer P300 e va evolvendosi con i Pioneer 330. Il Pioneer P330 adotta la stessa struttura del P300, parzialmente ridisegnata ed irrobustita ,che gli conferisce un inviluppo di volo da +6 a -3g. E’ inoltre equipaggiato con impianti fumogeni ed effetti pirotecnici.

Alla competizione partecipano team con mezzi sulla carta più performanti, siete gli unici che gareggiano con un “ultraleggero”. Qual è il punto di forza del vostro programma e del vostro Pioneer 300?
Voliamo in formazione serrata, la bellezza del team sta nell’armonia del volo in formazione e nella manovrabilità dei suoi velivoli impreziositi dall’uso dei fumi ed effetti pirotecnici.

Come e quando è nata l’opportunità di partecipare al FAC? Come è stata organizzata la trasferta? Quali sono state le problematiche più difficili che avete incontrato?
Il team è stato contattato da Mark Jefferies verso fine estate 2016, tra agosto e settembre, da subito l’organizzazione è apparsa”molto severa ed esigente”, richiedendo impegno e puntualità nel fornire documentazione e materiale a scopo promozionale e pubblicitario . L’espletamento delle pratiche burocratiche ha avuto inizio a settembre stesso, abbiamo dovuto adeguare le nostre assicurazioni agli standard richiesti e tradurre in inglese gli attestati dei piloti ed i certificati degli aeroplani. La preparazione dei ricambi e dei materiali è avvenuta a partire da ottobre. Di contro non vi sono stati significativi problemi logistici.

In passato il team ha compiuto già trasferte all’estero. Qual è quella di cui conservate i ricordi più belli?
Nel 2007 la trasferta in estremo Oriente ha portato il team in Corea del Sud e Giappone, poi Emirati Arabi due volte, Libia… Se dovessimo pensare alla trasferta più bella ….. è impossibile scegliere! Ognuno è stata particolare ed è rimasta nel cuore per la sua unicità.

Questa trasferta offre anche un’opportunità alla Alpi Aviation per far conoscere i P300 e i suoi prodotti in Cina. Il mercato cinese ha mostrato interesse? Come procedono le vendite all’estero?
In Cina siamo agli albori dell’aviazioni civile e devo dire che gli esperti del settore hanno apprezzato in particolare modo il design dei nostri aeroplani, il loro essere piccoli ma poter comunque avere una grande manovrabilità. Le vendite all’estero con il passare degli anni si sono spostate verso un prodotto più alto di gamma come il Pioneer 400 ma il 300 ed il 330 trovano comunque ancora un buon riscontro. Riguardo il mercato italiano, duole constatare che risulta pressoché fermo.

Quali sono gli obiettivi futuri di Alpi e del Pioneer Team? Vi ri-vedremo esibirvi presto in Italia?
Proprio ieri sera (ndr: 30 maggio) sono arrivati sani e salvi anche i nostri aeroplani. Monteremo il mio Pioneer 300 (il numero 2) per poter partecipare alla fiera di Pavullo e seguirà poi:

Al rientro abbiamo sentito nuovamente Silvia Rappo, soddisfatta per come si è svolto il FAC: “Questa esperienza ci ha dato un nuovo entusiasmo e grandi soddisfazioni, la miglior ricompensa dopo tanti mesi di intenso lavoro!”. Complimenti !

L’intervista è stata più volte piacevolmente interrotta dai passaggi degli altri gruppi, specialmente un passaggio in formazione a coltello dei The Blades che ha lasciato tutti a bocca aperta, anche intervistatore ed intervistati… non c’era niente di meno da aspettarsi da ex piloti delle Red Arrows!

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