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Volo acrobatico in Italia: intervista a Vittorio Primultini

Circa due anni fa, in occasione dei mondiali di acrobazia aerea che si erano svolti per la prima volta in Italia, a Foligno, avevo intervistato Vittorio Primultini, uno dei piloti italiani che aveva preso parte alla competizione. Potete rileggere l’intervista del 2011 qui.

Un paio di mesi fa si è conclusa l’edizione 2013 dei mondiali di acrobazia (potete leggere il resoconto qui), con l’occasione ho contattato nuovamente Vittorio al quale ho rivolto alcune domande per capire se fosse cambiato qualcosa in Italia nell’ambito dell’aviazione sportiva.

Chi è Vittorio Primultini? Oltre ad aver conseguito l’abilitazione acrobatica nel luglio 1993, Vittorio è anche aeromodellista, costruttore amatoriale di velivoli, ed è in possesso della licenza ATPL JAR – CPL FAA. Ha all’attivo 7300 ore di volo, di cui 700 acro. Ha volato con numerosi velivoli tra cui l’Antonov AN2, SIAI-Marchetti SF 260, ATR 42-72, BAE 146-300, Embraer 195, T-28 Trojan, YAK 18 e 54, Extra 300 e 300S, Sukhoi 26 e 29, Pitts S2A, S2B…

all_five-2Proprio con un Pitts S-2B, ha conquistato la patch “All Five” (smooth) messa in palio dall’ International Aerobatic Club. Per conquistarla è necessario eseguire una serie di figure acrobatiche in tutte e 5 le categorie (Primary, Sportsman, Intermediate, Advanced and Unlimited) in presenza di una giuria che ne valuterà l’esecuzione. Si può conquistare questo riconoscimento in modalità SMOOTH (ovvero durante una sessione di allenamento) o in modalità STARS (ovvero durante una competizione). I piloti che conquisteranno la “All Five” sia in ambito SMOOTH che STARS saranno insigniti della “All Ten”. In Italia non esistono riconoscimenti di questo tipo, ma a riguardo Vittorio ha dichiarato che: “Sto cercando da qualche anno di fare una cosa simile anche in Italia per attirare l’attenzione sull’acrobazia. Probabilmente dalla prossima estate saremo pronti ad iniziare le prime valutazioni e rilasciare i primi certificati con le patch. Inizialmente Aerobatic Attitude sarà promotrice di questa iniziativa, vedremo se l’AeroClub d’Italia vorrà supportare e riconoscere questa iniziativa, non penso ci siano problemi a riguardo, speriamo.”

Dopo questa breve introduzione, iniziamo con l’intervista:

L’ultima volta che ci siamo sentiti era nel 2011, in occasione dei World Aerobatic Championship che si sono svolti a Foligno. Questo evento, dalla portata mondiale, è servito a portare nuovi stimoli e ad avvicinare nuovi piloti alla disciplina dell’acrobazia aerea in Italia?

L’interesse per l’acrobazia da gara è sicuramente aumentato grazie alla presenza del campionato mondiale di acrobazia di precisione nel nostro paese. Infatti alcune persone quest’anno si sono aggiunte all’allegro gruppo dei piloti che gareggiano e, dopo parecchio tempo, si son viste delle facce nuove all’unica gara di campionato svoltasi sull’ aviosuperfice di Caorle. Siamo MOLTO distanti dai fasti di untempo quando a ogni gara partecipavano circa 40 piloti, ma il segno di ripresa c’è e ne siamo tutti entusiasti. Speriamo sia solo l’inizio. Bisogna comunque pensare che la preparazione per una gara di Sportmen (la categoria diciamo degli esordienti) non è immediato, ci vuole il suo tempo che puo andare da qualche mese per i più fortunati (abitano vicino ad una scuola acrobatica, hanno molto tempo da dedicare per arrivare all’abilitazione acrobatica, trovano bel tempo, ecc.) all’anno o anno e mezzo dei meno fortunati (abitano distante dalla scuola acrobatica, il meteo non collabora, ecc.). Quindi da quando c’è stato il campionato mondiale ad oggi, per qualcuno potrebbe non essere passato abbastanza tempo per poter gareggiare. Vedremo il prossimo anno se arriverà qualcun altro a festeggiare con noi.

Qualche giorno fa, attraverso un articolo sul blog, ricordavo come l’Italia fosse all’avanguardia nel campo delle competizioni aeree, in particolare con gli idrocorsa pilotati da De Bernardi, Dal Molin, Ferrarin, Agello…. eventi del genere erano in grado di attrarre anche 500.000 persone, come nel 1931 a Calshot Spit. Pensi che in Italia ci siano le basi per riportare la nostra aviazione sportiva a livelli competitivi?

Ditemelo Voi! Mi spiego meglio: l’aviazione, dalla sua nascita, è stata sempre considerata come un’utilità bellica o di trasporto commerciale. Dopo la grande guerra la politica ha capito che una forte aviazione era sinonimo di potere militare e quindi promossero la cultura aeronautica in tutti i paesi. L’Italia che si sa è ricca di uomini geniali, ha dato sfogo alle proprie idee raggiungendo livelli incredibili in quegl’anni di competitività; anche perché l’unico modo pacifico di confrontarsi erano le gare.
Sappiamo tutti com’è finita la seconda guerra mondiale. La fine di quella politica si è portata via anche la volontà di promuovere la cultura aeronautica assimilandola all’ideologia politica dell’anteguerra. La politica Italiana ora segue ciò che viene seguito dalle masse e non dai pochi, ammesso che siano pochi gli appassionati di volo nel nostro paese.
Quindi il problema, tra l’altro osannato da tutti i membri del settore, è la carenza di cultura aeronautica dell’italiano medio. Cultura che arriva anche dalla passione che scaturisce non solo dalla politica di uno stato, ma anche quando da bambini, ad un airshow, si vedono i piloti compiere evoluzioni mozzafiato, oppure si vedono aerei storici portati in volo per mostrare i velivoli che volavano nella tale battaglia che magari si era studiata la settimana prima a scuola. Senza cultura aeronautica l’aereo dell’italiano medio è quello che si prende per andare in ferie, che deve essere puntuale, non fare rumore e a bordo si deve mangiare e bere bene.
Se i media, e ringrazio per questo spazio, decidono di aiutare l’italiano medio a migliorare la sua cultura aeronautica e di conseguenza l’aviazione sportiva, allora molte persone si avvicineranno al volo se non altro per curiosità e per sapere qual’è il motivo per cui gli aerei volano. In sintesi, se i media decideranno di aiutarci, ci riusciremo! Le basi siamo noi stessi, quindi le basi ci sono; ora aiutateci Voi!

Oggi solo la Red Bull, attraverso la Red Bull Air Race, è in grado di generare un interesse simile alla Coppa Schneider, anche se stiamo parlando di competizioni di natura diversa. A tuo parere, c’è la possibilità di poter rivedere una competizione del genere in Italia, vista l’ottima organizzazione dei WAC 2011?

Purtroppo al momento penso sia impossibile proprio per le motivazioni che elencavo qui sopra. In Ungheria gli aerei che partecipano alle gare della Red Bull Air Race volano rasoterra in centro alla capitale. Sarebbe come ospitare questa gara a Roma tra Castel S. Angelo e Piazza Navona. Pensate che ENAC autorizzerebbe una cosa simile? Nutro seri dubbi. Ma mettiamo che la vogliamo spostare dalla capitale perche fa troppo rumore e bloccherebbe la città con centinaia di migliaia di spettatori, facciamola sul lago di Garda. Pensate che il locale prefetto autorizzi un simile spettacolo? Anche qui nutro qualche dubbio. Ora, scusatemi, ma devo riprendere il concetto di prima: se voi decidete di fare un evento del genere in Italia, noi ci siamo; gli sponsor arrivano grazie a alla visibilità che voi ci date; la gente, che nel frattempo ha capito grazie a voi che gli aerei non volano per una sorta di miracolo ma sono pilotati come le
autovetture o altri veicoli, non ha paura che gli aerei cadano sulla loro testa come grandine; in questo caso la politica che vede l’ok da parte vostra, da parte della gente e ovviamente da parte dei piloti tutti e non meno stimolante l’ok degli sponsor, sicuramente avranno dei motivi validi per promuovere questo tipo di eventi.
Una dimostrazione pratica sono gli Stati Uniti dove la cultura aeronautica è materia della scuola dell’obbligo e dove potreste prendere spunto. Io sono disponibile a darvi tutto ciò che vi serve come tanti altri piloti Italiani.

Nel volo libero l’Italia ha raggiunto traguardi notevoli, ad esempio nel mondiale di parapendio svoltosi in Bulgaria questa estate abbiamo conquistato una medaglia d’argento nella classifica a squadre, un bronzo nella classifica maschile ed un bronzo nella classifica femminile; a gennaio abbiamo conquistato la Coppa del Mondo di parapendio (PWCA 2012) sia in ambito femminile che maschile; gli azzurri del deltaplano hanno vinto il terzo titolo mondiale consecutivo… Luca Bertossio, in aliante, si è aggiudicato la medaglia d’oro FAI Overall ed è Campione del Mondo WAGAC 2012… solo per citare le ultime vittorie. Come mai nel volo a motore non arrivano risultati? E’ un problema dovuto ai costi e alla burocrazia?

Non è un problema di burocrazia, il problema è forse di danaro. In Italia ci sono svariati piloti che hanno le carte in regola per fare ottimi risultati a livello mondiale, ma il problema è che i costi coinvolti per arrivare a tale risultato sono troppo elevati per un privato medio. Per far capire meglio, i piloti che arrivano tra i primi 15 di un mondiale volano di media 100 ore di allenamento sempre con un allenatore competente prima della competizione. Nel 2011 ho cercato di fare il meglio che potevo ma son riuscito a fare solamente una decina di ore di allenamento con solo due voli fatti con un allenatore a terra. Con questo divario di preparazione penso sia capibile che circa i primi 15 posti di un mondiale sono irraggiungibili senza un aiuto finanziario. Per capire meglio posso dire che con il costo di un’ora di acrobazia con l’aereo a motore si possono fare circa dieci ore di volo in aliante acrobatico. Inoltre lo sviluppo degli aerei a motore acrobatici da alto livello è in continua evoluzione… come la F1! Per vincere bisogna avere l’aereo al TOP e l’aereo al top costa. Senza sponsor un giovane talento non può esprimersi al meglio se non ha a disposizione il migliore aereo ed il migliore allenamento. E’ anche vero che difficilmente una persona che ha le possibilità economiche abbia il tempo, la prestanza fisica ed il talento a disposizione!

Che fine ha fatto la Federazione Sportiva Italiana Volo Acrobatico?

Questa è una situazione delicata che non conosco molto bene, quello che so, che penso sia corretto, è che inizialmente l’Aero Club d’Italia aveva delegato la gestione delle varie specialità ad associazioni riconosciute. Ad un certo punto questo sistema non andava piu bene e l’Aero Club d’Italia ha revocato il controllo delle varie specialità alle associazioni che aveva delegato. Il motivo di questa decisione non lo conosco. Quindi di fatto mi risulta che la Federazione Sportiva Italiana Volo Acrobatico esiste ancora, ma non ha più alcun incarico ufficiale di gestione dell’acrobazia in Italia.

Due anni fa ti avevo chiesto se in Italia qualche pilota era riuscito a trasformare il volo acrobatico in un “lavoro”, mi avevi risposto che solo Fornabaio, grazie agli sponsor, ci era riuscito. E’ cambiato qualcosa? Ci sono sponsor o aziende disposte ad investire nel settore?

Purtroppo non è cambiato molto a livello di sponsorizzazioni. Conosco solo due ditte che si sono interessate all’acrobazia. Una sponsorizza Luca Bertossio, mentre l’altra sponsorizza sia me che Luca Bertossio. Oltre a Fornabaio però oggi anche Luca Bertossio si sta mantenendo col volo acrobatico. A detta sua già riuscire a mantenersi è un’acrobazia. So che ci sono altre ditte che si stanno muovendo per entrare come sponsor nel settore del volo ma non conosco tutte le realtà, anche se mi piacerebbe.
Tengo a sottolineare che mi farebbe molto piacere che altri piloti venissero sponsorizzati. Nella situazione in cui versia il volo sportivo ogni aiuto teso ad aumentare il numero di partecipanti puo solo portare beneficio. Citando una frase dell’amico Fornabaio: … in italia facciamo gare acrobatiche in quattro gatti, se cominciassimo anche a farci la guerra per invidia, decreteremmo la fine dell’acrobazia nel nostro paese.” Trovo che abbia ragione.

Ho letto che la Sparco, in collaborazione con l’associazione sportiva Aerobatic Attitude, ha dato vita allo Sparco Aerobatic Team. Il comunicato riporta che “Faranno parte del Team piloti di grande esperienza come il campione mondiale di acrobazia in aliante Luca Bertossio ed il pluricampione italiano di livello internazionale Vittorio Primultini.”. Ci puoi dare qualche informazione in più a riguardo? Cosa stai preparando per la prossima stagione?

Grazie per la domanda che mi permette di fare il giusto marketing ad uno sponsor che crede nell’aviazione.
Sparco è proprio lo sponsor di cui parlavo prima che sta sponsorizzando la nostra associazione Aerobatic Attitude e di conseguenza Luca Bertossio ed io. Sparco, già leader mondiale nei prodotti per piloti di automobili e motoscafi, vuole entrare nel mondo dell’aviazione con i loro prodotti. Al momento i prodotti che propongono sono tute, guanti, scarpe, sottotuta, borse e giacche. Tutti questi prodotti, tranne le borse e le giacche, sono disponibili sia ignifughi che non ignifughi e possono essere personalizzati in ogni cosa, dal modello al colore, al disegno, ecc. ci hanno veramente stupito con alcune loro realizzazioni. La tuta che ci hanno fornito già di base era ottima, in piu è stata modificata ulteriormente seguendo i consigli di Luca Bertossio e miei. Il risultato è veramente ottimo. Il colore delle nostre tute è quello istituzionale di Sparco, che puo piacere o meno, ma la vestibilità in cockpit è ottima. Ho usato diverse tute di derivazione e taglio militare ma nessuna di queste è mai risultata cosi “trasparente” quando indossata.
Certamente l’arrivo di Sparco aiuta la preparazione per le competizioni ed in oltre ci porta a voler realizzare un programma di manifestazioni abbastanza articolato. Già quest’anno ho partecipato agli airshow di Fano, Lignano, Nervesa della Battaglia, Jesolo, Venezia Lido e qualche altro fly-in. Purtroppo l’accordo con Sparco è arrivato già a stagione iniziata quindi abbiamo fatto fatica a liberarci per tutti gli eventi a cui avremmo voluto partecipare. Il prossimo anno vorremmo aumentare il numero di manifestazioni a cui partecipare. Attualmente ci hanno gia chiamato per Venezia Lido e siamo disponibili per altre date.

Si sono conclusi da poco, in Texas, i WAC 2013. Considerando che due anni fa si sono svolti in Italia, mi sarei aspettato una partecipazione da parte dei nostri atleti, invece non ha partecipato neanche un italiano. Come mai? Problemi di costi, organizzazione o scarso interesse?

Non posso parlare per tutti i concorrenti papabili, ad ogni modo per me si é trattato di problemi famigliari. Avrei veramente voluto partecipare e mi è dispiaciuto tantissimo non poter esserci. Comunque sia devo supporre che i motivi che spingono un pilota ed il suo aereo oltreoceano con tutti i costi relativi, devono essere validi come ad esempio andare per vincere o almeno essere certi di poter dare il massimo. Per fare un paragone estremo non vedrei Alonso che con uno stipendio medio da un lavoro popolare si compri una F1 in linea con il suo stipendio, si alleni sempre in linea con lo stipendio e poi vada in Texas per dire che l’importante è partecipare…. che ne dite?

I WAC 2013 hanno sancito la superiorità dei piloti francesi. Si sono aggiudicati tutte le categorie, ad eccezione del freestyle. Hanno dimostrato la loro superiorità anche nell’European Advanced Aerobatic Championships (2013), hanno ottenuto buoni piazzamenti nel World Advanced Aerobatic Championships (2012) e European Aerobatic Championship (2012). Hanno un team manager, un allenatore e dei tecnici al loro seguito. Sono nostri “vicini di casa” ma la differenza di organizzazione e risultati è abissale. Come hanno fatto a raggiungere questi risultati?

In sintesi di chiama Cultura aeronautica nazionale! I motivi della loro superiorità son molteplici, si parte dalla presenza attiva dell’aeroclub nazionale che è costantemente alla ricerca di giovani campioni. Inoltre, sempre lo stesso aeroclub, organizza minimo tre stage di acrobazia di 10 giorni ognuno, tutti prima del campionato internazionale dove i piloti trovano a disposizione un allenatore, dei meccanici ed un aeroporto dove poter far rumore e volare a testa in giu dall’alba al tramonto per tutta la durata degli stage. Non c’è da dimenticare inoltre che l’Armée de l’air non ha solamente la pattuglia acrobatica francese, ma ha anche un nucleo di acrobazia di precisione con piloti ed aerei militari, quindi stipendiati, il cui unico lavoro è volare almeno tre voli acrobatici al giorno, ovviamente con allenatore a terra e cameramen sempre disponibili. L’allenatore dell’Armée de l’air è poi lo stesso anche per i partecipanti civili, quindi all’aeroclub nazionale non costa nulla. Questo per quanto riguarda la preparazione alle competizioni.
Durante le competizioni i piloti non pensano mai ne ai velivoli, ne alla parte burocratica delle competizioni tipo i briefing. Per questo hanno i meccanici ed un team manager, che è lo stesso allenatore. I piloti francesi si presentano ai loro voli sempre freschi e riposati e trovano sempre l’aereo pulito e perfettamente pronto per affrontare il volo senza alcun pensiero. Questo porta i loro piloti ad essere assolutamente concentrati sulla loro performance.
In Italia cosa manca … tutto, ma proprio tutto! Beh, i piloti ci sarebbero ma non hanno le possibilità, gli aeromobili mancano, gli allenatori ci sarebbero, basti pensare a Tommaso Marzetti o a Sergio Dallan, due che furono i più bravi piloti Nazionali di acrobazia, ma son impegnati a procurarsi da vivere, il team manager potrebbe benissimo farlo un pilota della categoria subito inferiore o subito superiore, ma portare ad una competizione un meccanico o un team manager costa quasi come l’iscrizione di un pilota, poi i tecnici, anche quelli ci sarebbero ma come tutti gli altri non si possono permettere di perdere 40 giorni di lavoro tra allenamenti e competizione.
Come dicevo prima la preparazione che hanno i piloti dei primo posti di una competizione internazionale è irraggiungibile per un italiano medio, per come stanno le cose al momento.
Con questo non voglio dire che mi lamento di quello che siamo riusciti a fare nell’acrobazia a motore in Italia, semplicemente stiamo tutti lavorando al meglio per poter migliorare. I segni positivi ci sono, la voglia di migliorare c’è e qualcosa si sta anche muovendo tra gli sponsor. Speriamo che non sia un guizzo sporadico ma che si continui a migliorare la nostra condizione. Lavoro ce n’è moltissimo da fare e ci vorranno probabilmente generazioni per tornare agli sfarzi di un tempo. Se qualcuno volesse aiutarci lo accoglieremo a braccia aperte.

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